IL VINO DEI BORBONE NEL MONDO

Antonio Caputo era destinato a fare l’avvocato. Il padre Nicola, avrebbe fatto carte false per vederlo laureato. E invece no. Conseguita la licenza liceale, egli sente ribollire dentro di sé un estro imprenditoriale irrefrenabile. E così, detto addio alla facoltà di giurisprudenza si lancia a capofitto negli affari. Il tempo, che come si sa è galantuomo, gli ha dato ragione.

Antonio ha recuperato un’antica tradizione di famiglia, che risale al 1800, quando Afragola era nota zona per la conservazione dei vini, grazie alle sue numerose grotte tufacee. Il nonno di Antonio possedeva una delle più grandi grotte del paese, grotte nel sottosuolo che servivano come refrigeratori naturali, cioè alla fermentazione termo-condizionata del mosto. Inoltre era fornitore delle mense dell’esecito militare e di grandi distribuzioni.

Nessuno di famiglia continuò poi a produrre vino, fino a che entrò in scena il nipote Antonio.

“Il mio primo vino si chiamò: Il Cafoncello. Con 10 milioni di lire mi comprai una linea d’imbottigliamento automatico e cominciai ad imbottigliare sotto casa 7000 bottiglie al giorno. Le richieste fioccavano. Fu l’avvio della mia azienda”.

Ambizioso e dotato, Antonio Caputo comincia a sgomitare tra i produttori di vino campani. Negli anni ’90 inizia la sfida dell’Aglianico e della Falangina, oltre che del Lacryma Christi del Vesuvio, tutti vini che ha conquistato numerosi premi e riconoscimenti. Poi comincia ad essere presente a varie fiere del settore sia in Italia che all’estero. Il risultato di questo lavoro è sorprendente: oggi l’azienda produce 500 mila bottiglie all’anno di vini DOCG, DOP e IGP.


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